Rete Sociale: “L’assessora Fortini a Benevento ha accolto il nostro appello. Ora valuteremo azioni legali a tutela dei pazienti”

Sabato scorso, nell’Asl di Benevento l’assessore regionale alle politiche sociali Lucia Fortini, ha accolto il nostro appello: “… Ci aiuti a rimuovere gli ostacoli contro i “Progetti Terapeutici Riabilitativi Individualizzati” (PTRI) gli unici efficaci nel curare e reinserire nella società i disabili psichici e fisici.” E la Fortini lo ha fatto. Ciononostante c’è ancora chi ne ha travisato le parole: compreso qualche organo di stampa cui abbiamo chiesto di rettificare. Ecco perchè oggi riteniamo indispensabile ritornare su alcuni punti dell’incontro promosso con la Caritas di Benevento: sia per stroncare la diffusione di notizie inesatte che rischiano di fuorviare i pazienti rispetto alla conoscenza delle cure cui hanno diritto; sia per far conoscere all’opinione pubblica le iniziative giudiziarie che la nostra associazione può avviare a tutela dei pazienti.

La Rete Sociale fa parte del Tavolo di Lavoro istituito dalla Asl nel 2014 per applicare i PTRI: e sia i membri del Tavolo – quali il prof. Angelo Righetti “ideatore” dei PTRI, il coordinatore socio sanitario della Asl, medici o altre associazioni di tutela – abbiamo sempre sostenuto ciò che la Fortini ora ha confermato. Cioè, che è sbagliato pretendere a priori che la spesa dei PTRI venga divisa al 50% fra Comuni e Asl: “Tale ripartizione va valutata, caso per caso, nell’unica sede competente prevista dalla legge: cioè, nella riunione dell’UVI”, ha detto testuale l’assessora. Ovvero, l’Unità di Valutazione Integrata, cui partecipano medici, pazienti, familiari o tutori, che dovrà stabilire se la spesa per quel PTRI, in base alla gravità del caso, deve essere tutta a carico della Asl, del Comune o in compartecipazione fra i due.
Ai pazienti e familiari, però, non viene mai detto che all’UVI può partecipare anche l’associazione dei familiari per assistere il paziente nella valutazione del progetto proposto nel suo esclusivo interesse: sappiate allora, che la nostra associazione a ciò è disponibile, così come siamo disponibili a fornire il nostro sostegno – anche legale – in caso di omesse prestazioni sanitarie (PTRI) comprese nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) che vanno obbligatoriamente garantiti al paziente che ne fa richiesta.

Il che significa che se, per esempio, un paziente unitamente al medico di base, chiede un PTRI ed entro il limite massimo di 30 giorni, la riunione UVI per discuterne non viene convocata, siamo di fronte ad una omessa prestazione sanitaria, in violazione del diritto alla salute garantito a tutti dall’art.32 della Costituzione: ci risultano richieste di PTRI risalenti ad un anno fa che aspettano ancora una risposta con pregiudizio alla salute dei richiedenti.
La verità è che gli interventi normativi sui PTRI sono scaturiti dall’esigenza di riconvertire l’ingente spesa sanitaria impropriamente utilizzata per rinchiudere i malati nei “nuovi manicomi”. Dice la legge, infatti, che sono : “… destinati a persone affette da malattie croniche e/o cronico degenerative con grave disabilità sociale o psichiatrica internate in strutture protette o case di cura convenzionate…negli ospedali psichiatrici giudiziari (OPG)… ai minori…” con o senza “disturbo psichiatrico… e a persone con grave disabilità sociale in stato di abbandono sui territori”. Anche sul budget da utilizzare per i PTRI, dunque, non ci sono dubbi: sia i pazienti della salute mentale che i disabili fisici o affetti da altre malattie croniche, attualmente alimentano strutture private e centri di riabilitazione a costi esorbitanti per la Sanità pubblica in cambio di prestazioni poco efficaci. Ebbene, queste stesse risorse sanitarie” – “isorisorse” dice la legge – dovranno essere utilizzate per sostenere economicamente le cure appropriate, costituite dai PTRI.

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