Redazione. Le prospettive future della mobilità urbana a Benevento

Negli ultimi mesi il dibattito politico – istituzionale ha avuto a oggetto il dissesto finanziario dell’AMTS, l’Azienda di Mobilità del Comune di Benevento, con relativa preoccupazione per le sorti dei dipendenti e le loro famiglie.
AMTS, una sigla che presto cadrà nel dimenticatoio poiché la soluzione estrema per assicurare alla cittadinanza beneventana il trasporto pubblico è stata quella di affidare il servizio a gara, aggiudicata all’azienda Trotta Bus Service, operativa dal 15 febbraio 2017.
E gli effetti dell’avvicendamento nel servizio già si fanno sentire, perché negli ultimi giorni il Mattino, e conseguentemente le testate locali, hanno riportato la notizia secondo la quale sembrerebbe (il condizionale è d’obbligo) che una consigliera comunale si sia particolarmente risentita per una multa comminata sulle strisce blu (anche il parcheggio è gestito dalla stessa azienda, ndr) poste in Via G. Rummo, affermando di trovarsi in servizio per il Comune e di avere diritto a uno stallo blu gratuito.

La questione “mobilità pubblica” in città si trova a ricomporsi di fronte a un quadro di pianificazione e organizzazione gestionale ben più profondo rispetto alle due faccende poc’anzi citate.

Perché è da molti anni che la mobilità urbana beneventana fa rilevare criticità non indifferenti. La mobilità pubblica ne è risultanza desunta. E lo affermo da automobilista, pedone, residente e con la consapevolezza di aver anche appreso che esistono modelli di governance della mobilità urbana orientati alla sostenibilità ambientale, sociale ed economica*, che altrove sono stati sperimentati con successo.
Una piccola città ma con grossi problemi di mobilità: congestione nelle ore di punta, sosta selvaggia, circolazione spesso problematica e poco fluida nelle immediate adiacenze degli attrattori più frequentati: ospedali, scuole, stazione.
Stazione, Rione Ferrovia… uno dei quartieri che recentemente ha subito maggiori rimaneggiamenti alle infrastrutture e alla circolazione finalizzate anche al miglioramento della mobilità pedonale e non.
Tralasciando i disagi sopportati stoicamente e con equilibrio civico da residenti, cittadini e commercianti durante la fase cantiere, alla chiusura dei lavori, alla comunità sono stati riconsegnati nuove piazze, nuove fontane ma anche carreggiate ristrette e stalli blu a tappeto che di fatto impediscono la fruizione anche ricreativa dei nuovi spazi.

Tutto ciò suscita molte riflessioni in particolar modo sull’equità sociale che un processo articolato e lungimirante della mobilità dovrebbe sostenere. Un miglioramento sostenibile deve essere orientato anche alla diminuzione dei disagi nello spostamento anche per i disabili a cui deve essere garantito di vivere gli spazi e i luoghi della città.
Le conseguenze ambientali e sociali che derivano da una mobilità urbana poco efficiente diventano problemi comuni coi quali probabilmente impareremo a convivere con rassegnazione almeno fino a quando non si interverrà incisivamente sulla soluzione (o sulle soluzioni) e su rimedi efficaci.
Non dimentichiamo che negli ultimi mesi abbiamo avuto dei giorni di interruzione della circolazione a causa dello sforamento dei limiti di Pm10, ai quali abbiamo risposto semplicemente aggirando l’ostacolo, ovvero cambiando percorso, aguzzando l’ingegno alla bell’è meglio di una furba scorciatoia, ma non rinunciando alle nostre abitudini di mobilità. In nome di un bene comune che doveva essere il ripristino della vivibilità e della qualità dell’aria.
Sulla mobilità urbana si interviene anche contrastando la tendenza degli abitanti a essere dipendenti dalle vetture private con mirati interventi di promozione e sensibilizzazione al mezzo pubblico.
Nelle prospettive future di mobilità urbana a Benevento sarà determinante agire su più fronti: razionalizzazione della circolazione, riorganizzazione della sosta e dei parcheggi ma soprattutto insistendo su una cultura di mobilità pubblica che è espressione di civiltà.
La modernità di una cittadinanza si esprime anche sulla rinuncia alla vettura privata a favore dell’autobus e della bicicletta in nome di una migliore qualità dell’aria e della vivibilità urbana.
Ogni singola “politica” che riguarda il trasporto deve inserirsi in un contesto di azioni tra loro coordinate e coese, che non tralasciano anche la distribuzione e logistica – laddove si dovrà intervenire sugli orari di carico e scarico delle merci – sorretto da una vera cultura della mobilità pubblica.
Il furgoncino in doppia fila, la sfilza di automobili in doppia fila, le vetture parcheggiate sulla fermata dell’autobus non sono più giustificabili perché si preferisce risparmiare il parcheggio a pagamento o perché non si poteva fare altrimenti, ma sono espressione di una totale mancanza di senso civico, comportamenti non isolati né occasionali, ma sempre più reiterati, persino socialmente accettati, quando invece dovrebbero essere scoraggiati e non certo con una semplice sanzione.

*Mariagrazia De Castro, Mobilità sostenibile.

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