Redazione: Le eccellenze territoriali e ambientali del Fortore, antidoto all’esodo migratorio e imprenditoriale.

Mariagrazia De Castro.
Dai parchi eolici all’albergo diffuso, passando per l’agroalimentare. Ecco la “ricetta” per promuovere il territorio.
Il 18 marzo scorso, viene pubblicato su altro organo di informazione un articolo dal titolo “Fortore, viaggio nel disagio: una strada senza via d’uscita” a firma di Raffaella Ferri. Si legge della drammatica situazione del Fortore, zona interna dell’Alto Sannio che soffre da anni l’essere terra abbandonata dalle istituzioni con un ospedale che attende da sessant’anni di essere aperto, vie di comunicazione in pessimo stato che acuiscono la marginalità. A far da cornice, una situazione demografica di spopolamento, anzianità della popolazione, esodo migratorio e un tessuto microimprenditoriale in stato comatoso.
Un’analisi lucida e razionale di un ambito territoriale, quello del Fortore, che senza dubbio fa riferimento ai grandi cambiamenti economici e sociali che caratterizzano l’ultimo decennio, ma dalla quale non emergono però tutte le potenzialità locali dalle quali pur possono provenire diverse sollecitazioni per reagire all’abbandono. Un’analisi che penalizza chi in questo territorio crede ancora e in esso abbia investito.
Intanto le risorse nel Fortore ci sono e hanno a che fare con l’ambiente, il paesaggio, l’economia e la cultura.
Il Fortore è una terra unica in quanto a eccellenze ambientali e naturali: per quanto assenti aree naturali protette ai sensi della legge 394/91, le strategie di conservazione dell’ambiente, del paesaggio e del patrimonio naturalistico fanno riferimento a programmi efficaci come il Piano di Gestione dei SIC/ZPS del Fiume Fortore che interessa l’ampio territorio di Baselice, Castelfranco in Miscano, Castelvetere in Val Fortore, Colle Sannita, Foiano di Val Fortore, Montefalcone di Val Fortore e San Bartolomeo in Galdo.
E poi c’è la qualità delle risorse agroalimentari che possono rappresentare il volano di tutta un’economia di piccole imprese agricole e di trasformazione agroalimentare tanto che il Fortore si potrebbe configurare “come un Distretto Agroalimentare, in quanto il sistema produttivo locale non solo sta acquisendo significatività a livello economico con l’allevamento bovino ma anche perché è caratterizzato da una o più produzioni certificate e tutelate ai sensi della vigente normativa comunitaria o nazionale oppure da produzioni tradizionali o tipiche, con la presenza non solo dell’I.G.P. Vitellone Bianco, ma anche per la stessa area, della produzione del Caciocavallo Silano e del pecorino di Laticauda”*.
E poi c’è la produttività dei parchi eolici del Fortore che per quanto possano avere un impatto sociale e di accettabilità culturale, non dimentichiamo che sono emblema e paradigma della green economy e pertanto esprimono il senso di un territorio che ha captato con lungimiranza il cambiamento, l’orientamento verso la sostenibilità dell’economia.
“Noi abbiamo delle zone interne che sono abbandonate o in via di abbandono: allora l’eolico e le altre energie rinnovabili potrebbero essere un’opportunità di ripresa. Energie rinnovabili, agricoltura di qualità, turismo rurale, un po’ di manifatturiero leggero e servizi, potrebbero benissimo essere queste le basi economiche di una ripresa di queste aree più interne dell’Appennino (Paolo Berdini, Università di Roma Tor Vergata)”.
L’economia, le tradizioni e la cultura di questo territorio esprimono l’ancor viva presenza della civiltà della transumanza che nel corso dei secoli si è sviluppata attorno al tratturo Castel di Sangro – Lucera. Inoltre molte sono le evidenze architettoniche in questi piccoli borghi che sono veri e propri scrigni di tesori sconosciuti e capolavori di grande interesse storico e artistico. Basti pensare alla Chiesa Madre di San Bartolomeo in Galdo che conserva due portali del secolo XV, a Palazzo Lembo a Baselice riconosciuto come una delle tredici meraviglie italiane della Regione Campania o ancora al sito archeologico di Castelvetere Val Fortore solo per citarne alcuni.
È proprio dal riconoscere tutto questo che bisogna partire per favorire il rilancio, che sia anche volto a tutelare la naturalità dei luoghi. Certamente le difficoltà di comunicazione e di trasporto limitano fortemente l’attrattiva di questo territorio in termini di turismo, ma forse proprio da quest’ultimo bisogna ripartire per scongiurare l’esodo dei giovani e per il presidio del territorio. La componente rurale del turismo rende particolarmente interessanti questi borghi anche in considerazione del modello turistico dell’albergo diffuso che si addice particolarmente a questa realtà e che fa riferimento alle seconde case, ma soprattutto che qui trova terreno fertile nell’ospitalità, nella cura, nella vocazione ecologica del territorio.

author
No Response

Leave a reply "Redazione: Le eccellenze territoriali e ambientali del Fortore, antidoto all’esodo migratorio e imprenditoriale."