La mensa scolastica a Benevento tra realtà e utopia

La refezione scolastica è anche occasione per educare a uno stile di vita alimentare più sano.
La situazione della mensa scolastica a Benevento è talmente intricata e complessa che ricostruirla metterebbe in seria difficoltà anche il più acuto e profondo degli osservatori. Da molti mesi si protrae questa vicenda triste partita sotto la vecchia amministrazione con una denuncia da parte di un’associazione cittadina contro il malaffare che ha rilevato le pessime condizioni igieniche dei locali e delle attrezzature usate dalla società per cucinare, la scarsa qualità delle materie prima e gravi violazioni dell’oggetto dell’appalto (ad esempio la sostituzione di prodotti freschi con surgelati).
Il caso ha avuto anche ribalta nazionale, grazie alla video – inchiesta del giornalista del Corriere Antonio Crispino, in cui vengono denunciate violazioni sanitarie e ambientali, suffragando quanto affermato dall’Associazione, anche grazie alle dichiarazioni di operai ed ex – lavoratori coperti da anonimato.
La vicenda si arricchisce di particolari, parecchie voci si confondono, i giudizi pubblici inondano i canali di informazione, i social network. Nascono i comitati di genitori, alcuni dirigenti scolastici fanno sentire la propria voce.
Cambia l’amministrazione ma i problemi no. Finisce un anno scolastico con la promessa di chiamare tutti al senso di responsabilità in ordine all’organizzazione della mensa dei bambini, ma ne inizia un altro e solo qualche giorno fa il servizio viene per l’ennesima volta sospeso con un’ordinanza del sindaco a seguito di rilievi ASL che hanno rinvenuto rifiuti nell’area esterna alla struttura ove vengono preparati i pasti.
Una vicenda ai limiti del grottesco che fa emergere in maniera chiara come la nostra comunità non sia riuscita a consegnare una mensa ai giovani, declinando a quel senso di responsabilità e legalità che noi adulti avremmo il dovere di mettere in campo, anche per neutralizzare tendenze distruttive tipiche dell’emergenza educativa che nascono dall’arroganza, dalla superficialità, dalla crisi dei valori.
Le emergenze dovevano essere affrontate senza perdere tempo? Si è continuato a far finta che il problema non esistesse e ciò non ha fatto altro che aggravarlo? Una cosa è certa. Devono essere date spiegazioni alla città. E alle famiglie dei bambini che in quella mensa hanno mangiato e che ora non hanno più.
Ma le spiegazioni forse più ardue per chi deve darle, sono quelle che aspettano i bambini, i veri protagonisti di questa storia, sin dall’inizio fino allo scontato epilogo dei giorni scorsi. Spiegazioni che dovrebbero concretizzarsi in soluzioni, in credibili strategie di risposta. È evidentemente un compito complesso ma non improbabile.
Ai bambini non interessa di chi è la responsabilità, chi ha il ruolo istituzionale di controllo e chi è il “cattivo” che ha la colpa. Ai bambini della città di Benevento si deve spiegare perché non hanno una mensa.
Ai bambini deve essere spiegato perché non possono mangiare tutti insieme quando invece si esortano loro a collaborare, a lavorare in gruppo, a condividere le proprie esperienze con la classe.
Ai bambini deve essere spiegato perché i programmi ministeriali insistono sul valore del prodotto fresco, biologico e poi a mensa mangiavano cibi surgelati.
Ai bambini deve essere spiegato perché si raccontano le ricette della tradizione, si insiste sul recupero della cucina come momento conviviale e poi hanno lo zainetto nel panino.
Il cibo bio in mensa scolastica non è fantascienza: dal lontano 1999 la legge n. 488 stabilisce l’uso di cibi biologici, tipici e tradizionali per le scuole e la regione Emilia Romagna, a esempio, impone sin dal nido cibi certificati.
La mensa scolastica ecologica è fattibile: a Modena alcuni plessi scolastici hanno sperimentato con successo stoviglie riutilizzabili in nome della riduzione dei rifiuti; a Vicenza il progetto “Zero rifiuti in mensa” elimina le stoviglie usa e getta anche per risparmiare costi che andrebbero a ricadere sulle famiglie.
La mensa scolastica a chilometro zero è un’altra realtà: a Porto Mantovano, nonostante il capitolato d’appalto non lo preveda, si è stabilito di comune accordo tra l’amministrazione comunale e il gestore della refezione l’introduzione di prodotti a Km zero e di filiera corta: alimenti, verdure, frutta prodotti a Mantova e nel territorio limitrofo.
La mensa scolastica gratuita è possibile per le famiglie in difficoltà: ad Ailano, dimostrando un reddito del nucleo familiare inferiore a un certo importo, la mensa scolastica per i figli è gratuita.
Una refezione scolastica che sia biologica, naturale, ecologica, a filiera corta ed economica. Una refezione scolastica che sia SOSTENIBILE. È possibile, fattibile, certo non immediata ma già sperimentata altrove e con successo.
E pensare che i centri di cottura siano un fallimento e che ogni scuola debba avere la sua mensa? Magari dove di buonora al mattino arrivino eserciti di nonne volontarie, energiche e con le mani in pasta che non solo preparino per i bambini ma si soffermino a raccontare come si prepara a Benevento il cardone o il pizzo panaro…utopia? Probabilmente. Di certo è una speranza.
Redazione Mariagrazia De Castro

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