Pasquale Carlo, Vice Presidente Regionale Ass. dei Giornalisti, in esclusiva per elletvweb.it: c’è tanta voglia di SUD!

di Sabrina Goglia

Come giornalista, Pasquale Carlo ha collaborato con varie testate giornalistiche, è vice presidente dell’ Associazione Regionale dei Giornalisti di Agricoltura (Arga) Campania ‘Francesco Landolfo’, collaboratore del blog lucianopignataro.it , e responsabile dell’Ufficio stampa del Sannio Consorzio Tutela Vini e coordinatore regionale della guida vini buoni edita da Touring club
Per i caratteri de ‘L’Ippogrifo’ ha pubblicato la Guida gastronomica di San Lorenzello , 2005 e la Guida completa ai vini del Sannio , 2008.
Come storico del territorio di Castelvenere, è autore di Giovanni Salvatore – Un musico nel “Paradiso dei diavoli” , 2010; Sul cammino di San Barbato. Luoghi, iconografie, reliquie , 2011, Castelvenere 1943 – 1948. Uomini e storie dal fascismo alla Costituzione , 2014, Castelvenere Valdese. Storie e personaggi dell’epocale trasformazione da borgo a paese , 2015, Vigneto Castelvenere – vite, viti e vini (2017.
Il Dott. Carlo, gentilmente, ci ha concesso un’intervista in esclusiva per il nostro portale elletvweb.it.
Chi è Pasquale Carlo?
Io sono un giornalista enogastronomico appassionato della storia locale. Ho iniziato a scrivere per una decina d’anni per il Sannio, continuando poi col Mattino e con Ottopagine.
Al Sannio ho imparato che la specializzazione di categoria può essere la via migliore da percorrere in questo settore. Oggi il giornalista è più quello da Partita Iva, anche se resta comunque importante quello che si impara solo in redazione. Fare il giornalista, oggi, è un mestiere difficile. Ci vuole impegno, passione e sforzo da chi ci sta intorno. Attualmente, inoltre, con l’avvento del giornalismo in rete, i nostri territori pagano ancora lo scotto di essere un tantino arretrati dal punto di vista comunicativo ma questo favorisce una valida
concorrenza.
Come nasce la sua esperienza con Luciano Pignataro?
Ho conosciuto Pignataro in occasione di una giornata di Cantine Aperte , forse agli inizi del ‘2000, mentre lui stava lavorando alla prima Guida di Vini della Campania e aveva bisogno di qualcuno del posto per farsi accompagnare alle ​ cantine, andando alla ricerca dei 50-60 produttori dell’epoca di tutta la provincia di Benevento. Questi produttori, nell’arco di 15 anni, sono raddoppiati, confermando la nostra intuizione di approfondire un settore che
per fortuna ha avuto il suo boom, non solo a livello campano ma nazionale.
Abbiamo assistito, tuttavia, ad un cambiamento: per un certo periodo si è parlato molto di enologia da un punto di vista tecnico, specialistico. Oggi si vogliono ascoltare le storie dei territori e dei protagonisti, i vissuti di coloro che hanno svolto un ruolo attivo nella produzione del vino. Io ho avuto la fortuna di captare questo aspetto un attimo prima di alcuni miei colleghi e questo mi ha dato la possibilità, oggi, di parlare meno di vino ma di approfondire più le piccole storie dimenticate che stanno dietro alla rivoluzione enologica dei nostri territori.
Nasce così Vigneto Castelvenere?
Si, questo libro è un po’ la storia di tutto il Sannio enologico a partire dall’unità d’Italia fino agli anni 70, quando arrivano le denominazioni di origine controllata. Ho parlato delle azioni dei produttori di una volta che, proiettati nel futuro, hanno gettato le basi per quello che è il panorama enologico attuale, dando punti di riferimento ai produttori di oggi, del tutto ignari rispetto al proprio passato storico, e che invece oggi hanno la molla dell’orgoglio e dell’appartenenza che li porta a fare di più e meglio.
Da questo momento le aziende hanno iniziato a raccontare la loro storia con questo nuovo linguaggio ed è nata www.vinicoladelsannio.it , il primo esempio di wine storytelling, non solo in provincia di Benevento ma in tutta la Campania che, nella sezione denominata Essenze Sannite , presenta piccolissime storie sul territorio, sui protagonisti, sui vini, sui vitigni. A breve il terzo numero.
L’obiettivo, molto ambizioso, è quello di far crescere attraverso queste storie la reputazione non solo delle aziende ma di un intero territorio, il Sannio, e forse è proprio questo quello che la gente oggi ci sta chiedendo, soprattutto i consumatori del mondo anglosassone che credono molto alle storie che ci sono dietro a ogni produzione e se vogliamo noi siamo forse il territorio più forte in questo settore perché nessuna regione al mondo come la Campania può vantare una ricchezza di vitigni autoctoni e quindi l’esistenza di tanti vissuti
dietro a queste produzioni.
Qual è il panorama del mondo enologico di oggi?
Questo interesse per le storie e per il Sud, registrato anche durante il Vinitaly,
non è una moda ma l’indizio di un mondo che sta cambiando, che sta perdendo tante biodiversità, un mondo che deve fare i conti con le imprevedibili variazioni climatiche.
Il mondo del vino deve puntare su quella che è la sua forza: la biodiversità ma soprattutto la sua autenticità . Dobbiamo essere bravi a viaggiare in questa direzione, che sicuramente non è semplice. Noi paghiamo lo scotto di essere stato un territorio per tanto tempo ai margini dell’attenzione comunicativa ma già l’attività del Sannio Consorzio Tutela Vini che due volte all’anno organizza dei Press Tours è un piccolo passo avanti. Certo il cono di luce è ancora centrato su un segmento minimo ma col tempo questa comunicazione sta
uscendo fuori e, soprattutto, in un momento critico come questo, il Sannio sta tenendo duro, non solo con una perdita minima di superfici vitali rispetto al resto della Campania ma con un incremento sempre più evidente delle bottiglie con denominazione di origine. Se analizziamo un certo decremento della produzione del vino a cui si è assistito negli ultimi tre anni in virtù delle gelate, della grandine, dei cambiamenti climatici, ebbene, in questa situazione noi siamo stati bravi ad alzare l’asticella della qualità del vino e dobbiamo
continuare a farlo.
Lei è stato presidente della Pro Loco Castelvenere dal 2005 al 2011 ed
è attualmente Presidente del Consiglio Comunale di Castelvenere. C’è
mai stato un momento in cui ha pensato di lasciare la sua carriera
giornalistica per intraprendere un altro tipo di carriera?
No. Le altre mie attività sono quasi un’appendice. Fare il Presidente della Pro Loco di paesi come i nostri è difficile, anche perché i fondi sono pochi, però io ricordo che siamo arrivati, durante il mio mandato e grazie alla rete di conoscenze che avevo, a valorizzare con costi minimi le risorse del luogo attraverso eventi che talvolta chi è venuto dopo non ha permesso a sua volta. ​
L’impegno nel Consiglio Comunale nasce anche un po’ come conseguenza di un mestiere che porta a stare in mezzo alla gente e nella strada si avverte la necessità di un impegno. Il mio apporto, dato in linea col mio settore, contribuisce a dare un contributo a qualcosa che sta cambiando, perché in questo momento il mondo delle Istituzioni sta dando prova di aver capito l’importanza di puntare sulla risorsa vino.
Si è stabilita una sinergia forte tra Guardia Sanframondi, Castelvenere, Torrecuso, Solopaca, Sant’Agata dei Goti, che in parte si è concretizzata in un progetto nazionale che la prossima settimana partirà: il progetto BioWine , approvato dal Ministero, col Comune di Guardia come capofila, per delle cessioni di buone pratiche dalla zona del prosecco, quindi Conegliano Veneto e dintorni, ad alcuni territori del Sannio, di Avellino, di Salerno e di Potenza, tutti produttori di vino. Parliamo nello specifico di gestione agronomica e pulizia
rurale con tante iniziative subordinate che riguarderanno soprattutto la gestione dei vigneti. Nel frattempo, questi stessi Comuni stanno lavorando per avere la nomina a Citta Europea del Vino 2019 data dall’Associazione Nazionale Città del Vino. È una cosa importante, che potrebbe dare frutti anche dal punto di vista del turismo e sarebbe il punto di partenza vero e proprio per una politica territoriale protesa a diversificare l’offerta della viticultura, dandole anche un valore turistico. Questa è la scommessa, perché se quest’attività ora si evolve in questo senso, avrà meno difficoltà anche in futuro. E qui si apre la questione di come dovrà cambiare la viticultura anche in base ai cambiamenti
climatici, utilizzando la ricerca per una viticultura più sostenibile e più innovativa. Quindi turismo e ricerca!
Qual è il messaggio che lei vuol dare con le sue opere?
Bisogna conoscere la propria storia per essere più forte. E poi c’è bisogno della cooperazione, fondamentale in questo momento perché già solo gli scambi di
informazioni tra le varie aziende comportano minori sbagli, minore inquinamento e la possibilità di fare vini migliori con uno sforzo minore.
Cooperazione che fa del Sannio uno dei territori più interessanti in questo campo perché non a caso qui è attivo un Consorzio riconosciuto da tutti nel meridione come uno dei più operosi ed attenti. Forse è proprio questa forza di saper cooperare, attiva da 50 anni, che sta dando quel qualcosa in più al panorama produttivo sannita.
Ancora molto c’è da fare ma rispetto ad atre zone il territorio ha un tesoro economico che si chiama Falanghina e un patrimonio in cassaforte che è l’ Aglianico e poi tutta una serie di vitigni che, se comunicati bene, potrebbero dare soddisfazioni, primo fra tutti la barbera, che barbera non è perché non è piemontese ma che interpreta bene le voglie dei consumatori: giovane, fresco, da consumare subito. A questo proposito i produttori stanno iniziando a ragionare sulla possibilità di dare un sinonimo a questo vitigno, per avere un
nome non solo con cui distinguerlo e identificarlo, ma soprattutto un nome che porta con sé una storia solo nostra.
Ringraziamo Pasquale Carlo per la gentile disponibilità concessa.

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