Lo Sprar di Molinara centro di eccellenza per accoglienza.

17 persone in tre strutture centrali del paese. Una casa comunale, ex asilo nido, in cui convivono 3 famiglie e due case private che ospitano una famiglia a testa. Questo lo Sprar di Molinara. 20 posti per famiglie che potranno integrarsi più facilmente con la comunità preesistente.
Si tratta di 3 famiglie nigeriane e una siriana. 8 minori, di cui tre andranno a scuola già a settembre. I bambini nigeriani sono nati in Italia, mentre per i tre bambini siriani è la loro prima esperienza nel nostro Paese.
“Le strutture sono centrali perché fin da subito abbiamo voluto renderli autonomi. Quindi loro fanno passeggiate, portano i bimbi alle giostre, vanno a fare la spesa, a comprare un gelato con molta facilità”- così l’assessore alle Politiche Sociali Lucilla Cirocco.
“Li abbiamo iscritti alla scuola per adulti per poter conseguire un diploma e al centro per l’impiego a cui abbiamo presentato i loro fascicoli personali e un curriculum – sottolinea il sindaco di Molinara, il piddino Giuseppe Addabbo – l’approccio è stato un po’ timoroso, perché era la prima volta per noi e quindi eravamo abbastanza preoccupati. Poi ci siamo resi conto che in realtà viene tutto naturale, basta porsi nelle condizioni giuste. Oggi tra la gente molinarese c’è tanta fiducia e da responsabili del progetto dobbiamo continuare ad avere fiducia”
E lo Sprar diventa, in un Comune virtuoso ed illuminato, anche un modo per combattere la desertificazione che vivono le aree dell’entroterra per la quale nessuno riesce a trovare una possibile soluzione. La convivenza e varietà culturale possono invece aiutare molto.
“Bisogna riflettere sulla loro storia, il loro percorso… – continua Cirocco – Fossati in una canzone bellissima “pane e coraggio” diceva che ci vuole coraggio a trascinare le proprie suole da una terra che ci odia ad un’altra che non ci vuole. Per questo ho deciso di conoscere e scoprire gli aspetti del loro carattere: i nigeriani più estroversi, caciaroni parlano a voce alta. I siriani hanno uno stile molto inglese, una serenità, una gentilezza d’altri tempi. Penso a loro come degli amici… farli sentire a casa non solo dal punto di vista logistico e organizzativo ma, entrando nelle loro teste e i loro cuori, capire se stanno arrabbiati e perché, a volte hanno solo bisogno di parlare e sono felici quando vado o quando porto qualcuno a salutarli”.
E per la cronaca un dato significativo: hanno imparato a fare subito e bene la raccolta differenziata.

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