Giornalismo, Cultura, Politica : Quando la città trasudava crescita.

il Direttore Vittoria Principe

A fine anni 80, precisamente era il 1985, muovevamo i primi passi nell’agone giornalistico della nostra città. Entusiasmo, passione e competenza caratterizzavano
le nostre giornate all’insegna dell’informazione, pioneristica, sotto tutti i punti di vista. Tra i quali essere la prima donna giornalista televisiva del Sannio, nonché direttore responsabile più giovane d’Italia.
Ma che bei tempi. Quando la città trasudava cultura, voglia di crescita, dopo un terremoto che ne aveva segnato indelebilmente il cammino. Ma allora i politici/amministratori erano illuminati, competenti, in giacca e cravatta, ma con la voglia di rimboccarsi le maniche ed al momento opportuno anche sporcarsele di lavoro e sudore per rilanciare le sorti della città. Erano i tempi in cui, orgogliosamente, si promozionava il nome di Benevento e le diatribe politiche di pentapartito e quant’altro, trovavano sintesi nel bene comune. 

Quando l’opposizione di pezzi da 90 aveva il coraggio di dire la propria, ma sempre con grande competenza e rispetto di ruoli e funzioni. Tre che valevano per 33: Ciccio Romano, Lello Bianco, Pasquale Viespoli. E che dire dei consigli comunali, veri luoghi di discussione e crescita della città, dove la giornalista ascoltava indefessa e rapita vere e proprie arringhe politiche, scevre da demagogia e ricche di contenuti. Tempi in cui le
direzioni dei partiti erano luoghi di politica vera e dove i segretari, a più livelli, godevano di un rispetto conquistato sul campo con la competenza e la qualità della proposta amministrativa e non con il solo dato numerico elettorale. Insomma, erano gli anni in cui gli ideali caratterizzavano i percorsi di ognuno e fare politica era per chi davvero aveva una marcia in più.
Fu allora che fu tracciata un’idea di città, quella di cui ancora oggi ci beneficiamo:
Benevento città cultura – Benevento città servizi. E quindi l’Università, il Conservatorio, la Città Spettacolo, la scuola Allievi Carabinieri, la ricostruzione del Centro Storico, la nascita di nuovi quartieri, la costruzione ex novo o il recupero di
teatri e luoghi di arte, l’enoteca comunale, ecc. Tutto secondo una logica di un percorso dato. Tutto incarnato da uomini competenti, determinati, di razza. E chi di questi anni ne ha memoria, sa che diciamo il vero. Oggi tutto questo non è più. Oggi
la politica nei palazzi, luoghi chiusi di mero potere autoreferenziale, è sempre più farsa o tragicomica. Nani e ballerine affollano scena e proscenio di un teatro del grottesco, dove la politica vera ha dovuto, suo malgrado, abdicare a incompetenza, insipienza, in alcuni casi vere e proprie gag da avanspettacolo. In cui amministrare una città si risolve in approssimative azioni autoreferenziali che mirano solo alla cura
del proprio orticello, prescindendo da una visione complessiva e dal bene comune, quello vero. Occupazione di poltrone fini a se stesse, in alcuni casi inquinate dal più becero ed improduttivo familismo. Tutto dinanzi ad una città agonizzante e​ spettatrice inerte. Dove sono gli intellettuali, dov’è la politica vera, dove sono gli altri attori del sociale? Fagocitati da questo avanspettacolo o rintanati nelle proprie
monadi per legittimo timore di contaminazione? E’ tempo di riprendersi la propria  città…

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